Bonus Ricerca – credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo

Bonus Ricerca – credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo

  1. Il c.d. Bonus Ricerca è una recente agevolazione fiscale introdotta nell’ordinamento tributario dall’art. 3 del d.l. 23 dicembre 2013, n. 145 (successivamente modificato con la Legge di Stabilità per il 2015, art.1, comma 35, L. 23 dicembre 2014, n. 190). Non da ultimo, il legislatore, con la legge 11 dicembre 2016, n.232 (legge di bilancio 2017), è nuovamente intervenuto sulla materia apportando significative ed interessanti modifiche volte a potenziare e semplificare lo strumento agevolativo come giusta Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 13/E del 27/04/2017, nonché di modifiche apportate del Decreto Dignità, D.L. 87/2018 convertito con modificazioni della legge 96/2018, fino alla modifica ultima dei comma da 70 a 72, dell’art-1, come previsti della Legge di Bilancio 2019.
  2. L’agevolazione consiste in un credito di imposta utilizzabile esclusivamente in compensazione a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in cui sono stati sostenuti i costi relativi agli investimenti eleggibili, a condizione che, siano certificate tutte le spese dal soggetto incarico alla suddetta operazione.

Qualora residuasse credito non utilizzato nel periodo successivo nel quale i costi sono stati realmente effettuati, quest’ultimo potrà essere portato in compensazione nei periodi successivi.

  1. Sono soggetti beneficiari tutte le imprese che investano in attività di ricerca e sviluppo, a prescindere dalla forma giuridica adottata, dal regime contabile prescelto e dalle dimensioni aziendali , a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2020.
  2. Tra i soggetti beneficiari sono compresi anche gli enti non commerciali, con riferimento alla attività commerciale esercitata (cfr. Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 5/E del 16 marzo 2016) e le imprese agricole che determinano il reddito agrario ai sensi dell’art. 32 del TUIR ed i consorzi.
  3. Inoltre, il credito d’imposta può essere utilizzato anche dalle imprese residenti o dalle stabili organizzazioni, nel territorio dello Stato, di soggetti non residenti nel caso di contratti stipulati con imprese residenti o localizzate in altri Stati membri dell’Unione Europea, negli Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo ovvero in Stati inclusi nella lista degli Stati con i quali è attuabile lo scambio di informazioni ai sensi delle convenzioni per evitare le doppie imposizioni.
  4. Sono escluse dalla presente agevolazione tutte le imprese sottoposte a procedura concorsuale.
  5. Sotto il profilo oggettivo, si considerano agevolabili le seguenti tipologie di attività:
    a) lavori sperimentali o teorici svolti aventi  quale  principale finalità l’acquisizione di nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e di fatti osservabili, senza che siano previste applicazioni o utilizzazioni pratiche dirette;
  6. b) ricerca pianificata o indagini critiche miranti ad acquisire nuove conoscenze, da utilizzare per mettere a punto nuovi prodotti, processi o servizi o permettere un  miglioramento dei prodotti, processi o servizi esistenti ovvero la creazione di componenti  di sistemi complessi, necessaria per la ricerca industriale, ad esclusione dei prototipi di cui alla lettera c);
  7. c) acquisizione, combinazione, strutturazione e utilizzo delle conoscenze e capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica e commerciale allo scopo di produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati.
  8. d) produzione e collaudo di prodotti, processi e servizi, a condizione che non siano impiegati o trasformati in  vista di applicazioni industriali o per finalità commerciali.

Non si considerano attività di ricerca e sviluppo le modifiche ordinarie o periodiche apportate a prodotti, linee di produzione, processi di fabbricazione, servizi esistenti e altre operazioni in corso, anche quanto tali modifiche rappresentino miglioramenti.

Sono, pertanto, escluse dal perimetro dell’agevolazione le modifiche non significative di prodotti e di processi (a titolo esemplificativo, le modifiche stagionali, le modifiche di design di un prodotto, la mera sostituzione di un bene strumentale, i miglioramenti, qualitativi o quantitativi derivanti dall’utilizzo di sistemi di produzione che sono molto simili a quelli già usati).

Sono agevolabili, invece, le modifiche di processo o di prodotto che apportano cambiamenti o miglioramenti significativi delle linee e/o delle tecniche di produzione dei prodotti (quali, ad esempio, la sperimentazione di una nuova linea produttiva, le modifiche delle caratteristiche tecniche e funzionali di un prodotto), o l’adozione e la realizzazione di nuovi campionari, non destinati alla vendita.

  1. Sono dunque agevolabili anche attività diverse da quelle avente carattere prettamente scientifico (come, ad esempio, aventi carattere storico, artistico, sociologico) purché rientrati nelle categorie sopra evidenziate.
  2. Sono funzionali a determinare l’ammontare del credito i seguenti costi:
  3. i) spese per personale direttamente impegnato nelle attività di ricerca;
  4. ii) quote di ammortamento per attrezzature, strumenti da laboratorio, materie da impiegare nella ricerca. Inoltre, risultano agevolabili gli strumenti e le attrezzature acquisiti mediante “locazione finanziaria”, in questo caso, saranno ammissibili, tutte le quote capitali dei canoni, nella misura corrispondente all’importo deducibile, in rapporto all’effettivo impiego per le attività di ricerca e sviluppo. Ai fini della determinazione della quota capitale del canone, si rinvia alla circolare n. 17/E del 29 maggio 2013, paragrafo 3, nel quale vengono forniti chiarimenti in merito alla determinazione della quota di interessi passivi impliciti.

iii) spese derivanti da contratti stipulati ai fini della ricerca, costituita dai costi relativi alla ricerca commissionata a università, enti di ricerca e organismi equiparati nonché ad “altri soggetti”, comprese le start-up innovative, purché residenti in Paesi UE e a condizione che i contratti stipulati non riguardino imprese appartenenti al medesimo gruppo dell’impresa committente. Ad ogni modo, è da escludere che il credito spetti alle imprese che svolgono attività di ricerca su commissione di terzi, atteso che in tal caso l’impresa commissionaria in realtà non sostiene i relativi costi, in quanto li riaddebita, in base ai corrispettivi contrattualmente previsti, al committente che ne sostiene l’onere;

  1. iv) spese per competenze tecniche, materiali, forniture, altri prodotti analoghi impiegati nelle attività di R&S e privative industriale o biotecnologica, a una tipografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, anche acquisite da fonti esterne. Nella fattispecie, per “privative industriali” bisogna verificare se condurre anche ulteriori esempi di “diritti di proprietà industriale”, non espressamente menzionati, come ad esempio i marchi, i brevetti per modelli di utilità, i software coperti da copyright e i software brevettabili. Per quel che concerne i brevetti per modelli di utilità, ai fini dell’applicazione del credito d’imposta, questi sono ammessi all’agevolazione nonostante non sia identificato come un’innovazione industriale, il CPI (Codice della proprietà intellettuale) lo ritiene meritevole di tutela. Tra questi si aggiungono anche i costi per software finalizzati alle attività di ricerca e sviluppo poiché rientranti tra le competenze tecniche. Disegni modelli e marchi non presentano invece il requisito di invenzione industriale, e sono, pertanto, esclusi dal novero delle spese agevolabili. Nella voce relativa alle “competenze tecniche” va ricordato che rientrano nelle stesse, le spese per l’acquisto di quei beni immateriali, già esistenti sul mercato, per la realizzazione dei quali sono state impiegate competenze tecniche specialistiche che non sono oggetto di “contratto di ricerca extra muros” di cui all’articolo 3, comma 6, lettera c), posto che essi siano finalizzati alla creazione di prodotti, processi o servizi nuovi o sensibilmente migliorati.

Tra le spese relative alle “competenze tecniche” possono dunque rientrare, a titolo esemplificativo, quelle sostenute per l’acquisizione delle conoscenze e informazioni tecniche (beni immateriali) quali ad esempio le spese per conoscenze tecniche riservate, risultati di ricerche già effettuate da terzi, “contratti di know how”, “licenze di know how”, programmi per elaboratore tutelati da diritti d’autore (software coperti da copyright) diverse dalle “privative industriali”, comunque finalizzate alle attività di ricerca e sviluppo ammissibili.

  1. Con riferimento all’attività di ricerca svolta dell’amministratore della società beneficiaria, sono senz’altro ammessi i costi sostenuti in relazione ad un eventuale contratto di lavoro dipendente stipulato con l’amministratore che svolge attività di ricerca e sviluppo, laddove tale rapporto sia validamente costituibile ai sensi della vigente disciplina sul lavoro.

In base alle medesime considerazioni, si ritiene che siano agevolabili anche i compensi corrisposti all’amministratore, non dipendente dell’impresa, che svolge attività di ricerca e sviluppo.

Naturalmente l’attività svolta deve essere adeguatamente comprovata e il compenso è agevolabile solo per la parte che remunera l’attività di ricerca effettivamente svolta dall’amministratore. Non risultano, al contrario, agevolabili i compensi erogati all’amministratore semplicemente preposto alla gestione dell’attività di ricerca e sviluppo, cosicché quelli riferiti al personale con mansioni amministrative, contabili commerciali e del personale impiegato in attività di supporto alle attività di ricerca eleggibili, che viene identificato come personale indiretto ( il personale addetto alla logistica, al magazzino, alla vigilanza, alle pulizie). Sono invece ricompresi in tali costi, non solo quelli riferiti ai tecnici in senso stretto (come i tecnici di laboratorio e i tecnici ricercatori), ma a tutto il personale che svolge attività connesse e coerenti con l’oggetto dell’attività di ricerca svolta (ad esempio, il personale ausiliario specializzato nella progettazione e nella realizzazione dei prototipi o di impianti-pilota ovvero il personale addetto alle prove, ai controlli e al collaudo).

  1. Il credito è concesso fino all’importo massimo di 10 milioni di euro (importo massimo) a condizione che l’impresa effettui una spesa complessiva per attività di ricerca e sviluppo almeno pari a 30 mila euro (presupposto minimo).
  2. L’importo del credito di imposta spettante è determinato separatamente per ciascun gruppo di spese ma “la spesa incrementale agevolabile” è comunque rappresentata dalla differenza tra l’ammontare degli investimenti realizzati nel periodo di imposta per il quale si intende fruire dell’agevolazione ed il valore dell’investimento medio realizzato nei tre esercizi precedenti a quello di prima applicazione dell’agevolazione;
  3. In particolare, il credito di imposta si calcola secondo le seguenti modalità:
  4. i) si calcola la media delle spese compiute nei tre esercizi precedenti a quello in cui si vuole usufruire del credito (2012-2013-2014), qualora ci fossero state spese in R&S;
  5. ii) si calcola l’ammontare delle medesime spese sostenute nel periodo di imposta in corso;

iii) sulla eccedenza tra il risultato di cui al punto 1) e di cui al punto 2) si applica l’aliquota che determina il credito;

  1. iv) l’aliquota modificata più volte nel corso degli anni seguirà nell’anno 2019 e le percentuali variabili dal 25% al 50%, qualora queste siano afferenti a:
  • spese per il personale dipendente con contratto di lavoro dipendente subordinato con contratto di lavoro a tempo determinato o indeterminato dedito alla ricerca e sviluppo (aliquota 50%), compenso relativo al cedolino amministratore con contratto di lavoro subordinato (aliquota 50%) compenso amministratore senza contratto di lavoro subordinato (aliquota 25%) delle spese ammissibili;
  • spese derivanti da contratti con università, enti di ricerca e organismi equiparati o contratti stipulati con start-up innovativa nella misura del 50%, e di contratti stipulati con imprese diverse da quelle indicate precedentemente nella misura pari al 25% delle spese sostenute (extra muros);
  • spesa ammissibile per le quote di ammortamento relative all’acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio nella misura pari al 25% delle spese sostenute;
  • spese per competenze tecniche e privative industriale o biotecnologica nella misura pari al 25% delle spese sostenute;
  • aggiunta dall’anno 2019 di tutte le spese afferenti materiali, forniture e altri prodotti analoghi direttamente impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo anche per la realizzazione di prototipi o impianti pilata relativi alle fasi di ricerca industriale e dello sviluppo sperimentale nella misura pari al 25% delle spese sostenute.

Si precisa che il credito d’imposta spetta anche alle “imprese in attività da meno di tre periodi d’imposta” ai fini del calcolo della spese incrementale, “la media degli investimenti è calcolata sul minor periodo a decorrere dal periodo di costituzione”. In via generale il computo va effettuato, quindi, su tutti e tre i periodi d’imposta, anche se in uno o più di essi l’importo di tali investimenti è pari a zero.

Si analizzino i due casi:

Ad esempio, per un soggetto con esercizio coincidente con l’anno solare che si è costituito il 1 luglio 2013, il computo per il calcolo della media va fatto sui periodi di imposta 2013 e 2014 sommando gli investimenti effettuati in tali esercizi  e dividendo il risultato per il numero delle annualità, pari a due, senza operare alcuno ragguaglio.

Invece, se un soggetto con esercizio coincidente con l’anno solare che si costituisce il 1 marzo 2016, potrà beneficiare dell’agevolazione nello stesso esercizio 2016, con riferimento all’intero volume degli investimenti realizzati in tale anno, poiché, in tal caso, non esistono valori confronto (investimenti pregressi nel triennio 2012-2014)

  1. Il credito di imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione e deve essere indicato nella relativa dichiarazione dei redditi. Più precisamente, il credito deve essere indicato nel quadro RU del modello di dichiarazione relativo al periodo di imposta nel corso del quale il credito stesso è maturato (i.e., il periodo di imposta in cui sono stati realizzati gli investimenti agevolati), nonché nel quadro RU dei modelli di dichiarazione relativi ai periodi di imposta successivi, fino a quello nel corso del quale se ne conclude l’utilizzo.

Inoltre:

  • può essere fruito annualmente per importi anche superiori al limite di euro 250.000 applicabile ai crediti d’imposta agevolativi in base al citato articolo 1, comma 53, della legge n. 244 del 2007;
  • non si applica il limite generale di compensabilità di crediti d’imposta e contributi di cui all’articolo 34 della legge n. 388 del 2000, pari ad euro 700.000 a decorrere dal 1 gennaio 2014;
  • non si applica neanche la preclusione di cui all’articolo 31 del Decreto – Legge 31 maggio 2010, n. 78, che prevede un divieto di compensazione ai sensi dell’art. 17, comma 1, del Decreto Legislativo n. 241 del 1997 dei crediti relativi alle imposte erariali in presenza di debiti iscritti a ruolo, per imposte erariali ed accessori, di ammontare superiore a euro 1.500;
  • non concorre alla formazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, comprese le relative addizionali regionali e comunali, né alla determinazione del valore della produzione netta ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive;
  • non rileva ai fini della determinazione della quota di interessi passivi deducibile dal reddito d’impresa ai sensi dell’articolo 61 del TUIR;
  • non rileva ai fini della determinazione della quota di spese e altri componenti negativi dagli interessi passivi, deducibile dal reddito d’impresa ai sensi dell’articolo 109, comma 5, del TUIR.
  1. In tema di adempimenti documentali, la disciplina prevede la predisposizione di apposita documentazione contabile che deve essere certificata dal soggetto incaricato alla revisione legale o dal collegio qualora obbligatoria nelle società che lo prevedono per legge, nonché dalle imprese con bilancio certificato. Inoltre, i soggetti beneficiari sono tenuti a rispettare la mera conservazione del progetto che ha determinato l’ottenimento dell’agevolazione, e non la stessa allegazione al bilancio da predisporre alle C.C.I.A.A. di competenza.
  2. In capo alla suddetta agevolazione, inoltre, non soggiace l’obbligo di apposizione del visto di conformità adesso fissato con un limite di euro 5.000 sul modello di dichiarazione in cui il credito viene indicato, atteso che, lo stesso non è direttamente riconducibile alle imposte sui redditi ma ha natura strettamente agevolativa.
  3. Il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo deve ritenersi fruibile anche in presenza di altre misure di favore, salvo che le norme disciplinanti le altre misure non dispongono diversamente.

Inoltre, costituendo l’agevolazione in esame una misura di carattere generale, la stessa non rileva ai fini del calcolo degli aiuti c.d. de minimis, né del rispetto dei massimali previsti dalla Disciplina degli aiuto di Stato a favore di ricerca, sviluppo e innovazione.

  1. Ulteriori chiarimenti in seno a specifici argomenti sono disponibili in circolari apposite.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

D.F. Consulting S.r.l.

Capitale Sociale: euro 10.000 di cui 2.500 euro versato

Codice Fiscale/ Partita Iva e Iscrizione al Registro delle Imprese di Salerno: 05631160651

Numero REA: SA 461436

Casella PEC: df-consultingsrl@pec.it